Questo primo articolo di carattere storico lo pubblichiamo perché ci aiuta a capire come ha avuto origine la nostra regione e perché viene considerata diversamente dall’Emilia, nonostante i due territori si estendano lungo la pianura senza alcun elemento fisico che li divide.
Durante il periodo etrusco e romano, la nostra regione era abitata da popolazioni diverse: lasciamo perciò agli esperti di storia antica l’indagine sulle genti “romagnole” di quel periodo.

In seguito, dall’inizio del IV secolo a.C. le popolazioni di razza celtica invasero le pianure del nord Italia: i galli Boi si stabilirono in Emilia, i Lingoni o Egoni nel ferrarese e i galli Senoni nella Romagna e nelle Marche, rimanendovi per più di un secolo. Dopo le conquiste di Cesare, poiché diventava sempre più difficile controllare le numerose rivolte che si verificavano al suo interno, le province dell’impero romano vennero riorganizzate da Diocleziano (244 – 313), attraverso l’istituzione della prima tetrarchia (293 – 305 d.C.), il governo di due augusti e due cesari. L’impero fu quindi suddiviso in quattro aree amministrative, due orientali e due occidentali, e in dodici diocesi rette da un vicario: in questo modo, Italia, Spagna e il nord Africa occidentale vennero governate da un augusto, che stabilì la capitale a Milano.
La diocesi d’Italia fu poi ulteriormente suddivisa da Costantino (274 – 337) negli ultimi anni del III e all’inizio del IV secolo: le province meridionali della diocesi (Italia Suburbicaria) rimanevano sotto la giurisdizione del vicario di Roma, mentre la parte settentrionale (la cosiddetta Italia Annonaria) veniva governata dal vicario di Milano. In questa divisione, la Gallia Cispadana comprendeva due province distinte, separate dal Santerno e chiamate, rispettivamente, Aemilia (con capoluogo a Bologna) e Flaminia, con capoluogo a Ravenna.
Nel 404 l’imperatore romano d’occidente Onorio (384 – 423), in seguito all’invasione dei Visigoti di Alarico, decise di spostare la capitale da Milano a Ravenna, considerata più sicura poiché sorgeva in un ambiente lagunare paludoso. Dopo il 567 la città divenne sede dell’Esarcato d’Italia, che comprendeva quasi tutta l’antica Flaminia e la pentapoli marittima, in origine composta dalle cinque città e territori di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona, alla quale si aggiunse in seguito la pentapoli mediterranea, detta anche nuova, formata da Jesi, Cagli, Gubbio, Fossombrone e Urbino con il Montefeltro. L’Esarca di Ravenna, nominato dall’imperatore, era il suo rappresentante in Italia, un supremo magistrato che deteneva sia il potere civile che quello militare. L’esarcato durò fino al 751, quando anche Ravenna fu occupata definitivamente dai Longobardi del re Astolfo. Fu in questo periodo che lo storico longobardo Paolo Diacono (730 – 99) cominciò a fare distinzione fra Italia longobarda e Italia romana, cioè soggetta al dominio dell’impero, e che alla Flaminia, allora Esarcato di Ravenna, venne specialmente applicato il nome di provincia romana o Romània. Quando poi si cominciò a scrivere in volgare e in italiano, apparve il nome di Romagna, che troviamo già in Dante Alighieri.
Da allora in poi, questo nome si è sempre usato, sia in lingua scritta che parlata, tanto per la Romagna pontificia che per la Romagna – Toscana e siccome si è spesso usata anche la distinzione fra Romagna bassa e alta, così ne è venuto il nome plurale di Romagne.
Riferimenti:
- E. Rosetti, La Romagna. Geografia e storia, Bologna 1995