“Collezioni del Novecento”

Forlì – Palazzo Romagnoli

Le Collezioni del Novecento di Forlì ci danno la possibilità di vedere le opere dei maggiori artisti italiani del XX secolo, confrontare i loro diversi stili e capire l’evoluzione dell’arte di quel periodo.

L’area espositiva riservata alle Collezioni del Novecento è poco distante dai Musei San Domenico e ha sede a Palazzo Romagnoli in via Albicini. Vi si arriva da piazza Alighieri, fiancheggiando il perimetro del Vescovado. Sulla stessa strada troviamo prima la casa natale di Aurelio Saffi (1819 – 90), oggi sede dell’Istituto Storico della Resistenza, poi la piccola chiesa barocca di San Giuseppe dei Falegnami (1641 – 42).

Forlì, ingresso di Palazzo Romagnoli, sec. XVII

La mostra è disposta su due piani e divisa in quattro sezioni tematiche.

La Collezione Verzocchi si trova al piano terra e occupa dieci sale permanenti che comprendono più di settanta opere e altrettanti ritratti di artisti. Questa raccolta è stata creata e nata dalla volontà del noto imprenditore del mattone, di origine forlivese, Giuseppe Verzocchi (1887 – 1970).

Questo personaggio cominciò il suo lavoro in Inghilterra, poi fondò una società con il conte Ottavio Vittorio de Romano e realizzò un proprio stabilimento per la produzione di materiale refrattario a La Spezia. Intrattenne rapporti con i più importanti artisti italiani del Novecento già dal 1924, quando iniziò la realizzazione del catalogo di vendita dei suoi prodotti.

Nel 1950 invitò circa settanta pittori italiani a creare un loro dipinto sul tema del lavoro. Le opere dovevano avere un formato di 70 x 90 cm e recare a margine la figura di un mattone con impresso il marchio “V&D” dell’azienda Verzocchi & de Romano. Ogni opera realizzata veniva accompagnata da un autoritratto dell’autore.

Nella prima sala di questa sezione è rappresentato il racconto delle motivazioni che hanno stimolato il committente ad intraprendere questa sua esperienza all’interno della pittura italiana.

“Sono nato povero e ho dovuto interrompere gli studi a diciotto anni perché le quaranta lire che costituivano il mio primo guadagno mensile servivano molto in casa. Ho lavorato e lavoro con tenacia, con amore, con frenesia ed è appunto per riconoscenza verso il lavoro che è sempre stata la mia ragione di vita, che ho invitato alcuni pittori italiani a trattare questo argomento nel loro linguaggio. Il tema è, secondo il mio parere, fra i più elevati. Ho lasciato agli artisti la maggiore libertà di interpretazione allo scopo di dare di esso una visione quanto più completa possibile. Ho evitato di dare speciale risalto al mio lavoro per il rispetto che ho verso il lavoro di tutti”.

[G. Verzocchi, Questo mio “poema” sul lavoro, Milano – 18 febbraio 1950]

La collezione è molto singolare e comprende anche una sala dedicata agli autoritratti e alla sua corrispondenza con i vari artisti conosciuti ed invitati a realizzare queste opere. Posta a conclusione di questo percorso espositivo, vi si trovano soggetti molto interessanti. Gli autoritratti ci permettono di vedere l’artista secondo il suo personale modo di rappresentarsi, mentre gli scritti rivelano il suo pensiero.

L’importanza degli artisti impegnati nella rappresentazione di questo tema ci induce ad elencare almeno i seguenti: Gino Severini, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Filippo De Pisis, Mario Sironi, Felice Casorati, Achille Funi, Massimo Campigli, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Mario Mafai, Ennio Morlotti, Aligi Sassu, Renato Guttuso, Afro Basaldella, Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova.

In una sola esposizione possiamo valutare le opere dell’intero periodo moderno e abbiamo una visione completa di tutta la pittura italiana del Novecento in un’esplosione, affascinante e coinvolgente, di linee, colori e forme.

Verzocchi non fu un collezionista, ma un uomo che utilizzava l’arte come promozione di un messaggio e di una attività produttiva. Nel 1961, il giorno della festa del lavoro, donò la sua raccolta al Comune di Forlì.


Al piano superiore troviamo le tre sezioni di opere del patrimonio comunale. Vi si accede seguendo il “percorso del cerimoniale” ovvero salendo l’ampio scalone e attraversando la grande sala centrale del palazzo, in passato utilizzata come ambiente di ricevimento.

Qui troviamo la sezione dedicata a Giorgio Morandi (1890 – 1964) dove sono conservate le opere pittoriche e grafiche della Donazione Righini. Lo spazio di due sale è occupato da tre dipinti di fiori ad olio su tela del suo ultimo periodo e da sei acqueforti che rappresentano diversi soggetti e momenti della sua attività artistica.

Attraverso queste poche ma varie opere possiamo tuttavia, farci un’idea abbastanza precisa del suo modo di interpretare l’arte.

Adolfo Wildt, Santa Lucia, 1926, marmo e bronzo dorato, Forlì, Collezioni del Novecento – Palazzo Romagnoli

In una grande sala attigua al salone principale troviamo la sezione dedicata allo scultore Adolfo Wildt (1868 – 1931) con le opere donate al Comune di Forlì dal marchese Raniero Paulucci de Calboli nel 1931.

Si tratta di una raccolta di sculture straordinariamente significative, caratterizzate da un simbolismo interpretato in maniera molto personale.

L’ultima parte dell’esposizione, chiamata “La grande Romagna” è dedicata agli artisti romagnoli. Questa sezione occupa sei sale del palazzo e presenta le opere dei principali artisti forlivesi. La prima di queste stanze è destinata alla scultura e mostra una decina di soggetti di diversi autori, fra i quali Domenico Baccarini (1882 – 1907), Tullio Golfarelli (1852 – 1928), Bernardino Boifava (1888 – 1953). La seconda sala è caratterizzata dal grande dipinto (395 x 685 cm) ad olio su tela di Gino Ravaioli intitolato Trittico della Romagna (1924), un’opera impressionante che riunisce in un unico quadro tutte le immagini tipiche della nostra regione. Le due sale successive comprendono i dipinti del “Cenacolo Forlivese” di artisti (1920) di ambito futurista e anche un’opera di Giacomo Balla (1871 – 1958). Le ultime due sale invece, sono dedicate alla “Stagione dei premi”, ovvero ai concorsi e comprendono diverse opere di arte contemporanea.

link utili: Palazzo Romagnoli – Le collezioni

Un po’ di storia

Il prospetto principale di palazzo Romagnoli risale al XVII secolo e completa una più antica costruzione ampiamente modificata nel secolo XIX. Le sale al suo interno sono caratterizzate dalle volte affrescate in stile neoclassico e liberty.

Forlì, Palazzo Romagnoli, veduta del fronte principale su via Albicini [Google Maps]

L’edificio era posseduto dal marchese Lorenzo Romagnoli (1762 – 1827) di Cesena dal 1805, quando decise di trasferirvi la propria dimora in seguito al conferimento dell’incarico di prefetto del Dipartimento del Rubicone, durante il periodo della dominazione napoleonica. Primogenito di Melchiorre I (1728 – 1800), proveniva da una famiglia nobile che aveva fatto fortuna grazie ai buoni rapporti tenuti sia con la Chiesa che con la monarchia, poiché godeva di ottima reputazione anche presso le corti di Parigi e Vienna. Lorenzo fu uno dei personaggi più importanti della Romagna di inizio Ottocento. Dopo aver concluso gli studi in giurisprudenza a Roma (1784) presso lo zio, Monsignor Giovanni Bufalini, tornò a Cesena (1786) e si sposò con Elisabetta Bandi, figlia della contessa Marianna Onesti, nipote di Papa Braschi. Le sue nozze, celebrate dal Cardinal Chiaramonti il 17 Novembre 1794, furono un evento straordinario per la città intera. Ai ricchissimi festeggiamenti parteciparono tutte le più importanti personalità del tempo, compresi il Cardinale Roverella e il Tesoriere Generale Antonio Gnudi e furono organizzate corse di cavalli nella pubblica piazza. La costituzione della Repubblica Cispadana (1796) fece di Lorenzo Romagnoli l’autorità più influente della Romagna. Nel 1798 divenne comandante della milizia civica e fu uno dei maggiori acquirenti dei beni nazionali ed ecclesiastici, dal 1802 fece parte del consiglio dipartimentale e nel 1805 venne nominato prefetto del Dipartimento del Rubicone con sede a Forlì, dopo aver presenziato a Milano, assieme alle maggiori autorità italiane, alla proclamazione della monarchia. Lorenzo rimase in città anche dopo la caduta di Napoleone e fu anche consigliere comunale (1814). I suoi figli rimasero a Forlì e continuarono ad abitare il palazzo. Prospero (1812 – 99) si maritò con la contessa Anna Gaddi, figlia della contessa Teresa Chiaramonti, nipote di Papa Pio VII, mentre Virginia (not. 1877 – 88) si sposò in Casa Reggiani con Girolamo Lorenzo, dando origine alla discendenza Reggiani – Romagnoli, che della famiglia adottò non solo il nome ma anche lo stemma del casato. La famiglia Romagnoli di Cesena continuava con il fratello di Lorenzo, Baldassarre V (1772 – 1826).

Forlì, veduta di Palazzo Romagnoli e della zona fra le vie Albicini e Marcolini con il Vescovado (a sinistra), il cortile di Casa Saffi e la facciata di San Giuseppe dei Falegnami (al centro) [Google Maps]

I Romagnoli erano grandi committenti di soffitti dipinti: un grande ciclo di affreschi e un ampio salone con volta dipinta a sfondato caratterizzano il loro palazzo di Cesena, così come le decorazioni delle volte quello di Forlì. Le parentele con le famiglie Reggiani e Gaddi sembrano così riunire in un solo gruppo i migliori esponenti del mecenatismo tardobarocco e neoclassico.

Le residenze nobiliari delle due casate infatti, hanno in comune diversi caratteri propri di questi periodi storici. Palazzo Corbici – Reggiani è dotato di uno stupendo scalone tardobarocco a doppio volume, decorato da sculture e stucchi e sormontato da un ballatoio mistilineo, mentre la galleria del piano nobile è completamente dipinta e coperta da una volta a sfondato ed architetture illusionistiche. Anche palazzo Gaddi – Pepoli ha un grande scalone con statue e stucchi dello stesso periodo, ma coperto da una volta che prende luce dall’alto e affrescata con motivi architettonici e illusionistici, mentre le stanze hanno soffitti decorati di stile neoclassico.

Desideriamo aggiungere notizie su questi splendidi palazzi, ancora poco conosciuti e, qualora si presenti l’occasione per approfondirlo, pubblicare un interessante articolo sull’argomento.

Riferimenti:

  • E. Brunelli, Palazzo Romagnoli, il barocco a Cesena (1656 – 1780), Università degli Studi di Firenze – Facoltà di Architettura, AA 2006 – 2007
  • G. Viroli (a cura di), Palazzi di Forlì, Forlì 1995

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Una risposta a “Collezioni del Novecento”

  1. Franco Sami scrive:

    Un ottimo scritto su Palazzo Romagnoli e le ricche collezioni d’arte in esso contenute del novecento romagnolo , certamente da visitare .

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