“How to pronounce Matteo Zaccolini”

Con la redazione di questo articolo, intendiamo lanciare una serie di argomenti riguardanti il recupero delle tracce storiche lasciate da personaggi, monumenti, architetture e opere romagnole, anche importanti, che si sono perse nel corso del tempo o sono sconosciute alla cittadinanza locale.

Esiste un video di YouTube su come pronunciare il nome e cognome di Matteo Zaccolini pubblicato sul proprio canale da PronunceNames, sito web americano per la ricerca della corretta pronuncia di nomi di persone e luoghi. Ciò significa che è importante per gli americani pronunciare correttamente il nome di questo artista. Ma chi è Matteo Zaccolini?

Matteo Zaccolini (1574 – 1630) è stato un pittore e trattatista cesenate attivo a Roma e Napoli nel periodo 1599 – 1630. Allievo dell’illustre e influente filosofo, matematico e trattatista Scipione Chiaramonti (1565 – 1652) e del pittore e architetto Francesco Masini (1532 – 1601), fu uno dei primi studiosi delle opere di Leonardo da Vinci sul colore, l’ottica e la prospettiva.

Pittore dotato di una discreta capacità figurativa, si specializzò nella quadratura e nella realizzazione pratica di architetture e prospettive illusionistiche, dipinte elaborando proprio i temi di derivazione leonardesca sulla prospettiva “a volo d’uccello”, gli sfondi di paesaggio e la pittura “atmosfrerica” in lontananza. Le sue opere rivelano lo studio del colore e delle ombre di figure proiettate su membrature architettoniche in rappresentazioni scorciate, vedute dal basso e anche per angolo. In questo tipo di esecuzioni divenne presto un maestro poiché capace di dipingere in maniera rapida e precisa, attitudine che gli consentiva di realizzare con facilità le costruzioni prospettiche più complesse. Zaccolini dipingeva anche ornamenti di modanature e finti stucchi, nonché immagini tratte da un suo repertorio di nappe, volute, cartigli, conchiglie, teste di putti e gigli contornati da dorature su sfondo monocromo.

Arrivato a Roma sul finire del 1599, diede prova delle sue capacità nell’importante cantiere della chiesa di Santa Susanna, come assistente di Baldassarre Croce (1558 – 1628) per la decorazione della navata, dove realizzò gli sfondi delle storie di vita dei Santi e tutte le architetture dipinte, con la grande colonnata fittizia e i paesaggi (1600). La sua opera più importante (1602) riguarda la decorazione della volta del coro nella chiesa di S. Silvestro a Monte Cavallo (al Quirinale), questa volta come prospettico di Giuseppe Agellio (1570 – 1650). Si ritirò ed entrò nell’Ordine dei Teatini (1605) proprio nel convento di S. Silvestro, dove in seguito dipinse tutte le immagini e finte architetture dell’intero complesso, poiché continuò a dedicarsi agli studi di prospettiva e alla pittura, seguendo in prima persona i progetti decorativi commissionati dal suo ordine. Nel 1618 venne trasferito a Napoli come consulente per disegni e modelli di architettura, stucchi, fontane e vari ornamenti. Presso la Casa dei SS. Apostoli, realizzò la prospettiva dipinta nel refettorio e il modello del tabernacolo della chiesa. Tornò a Roma nella primavera del 1623 e venne subito trasferito per qualche mese a S. Andrea della Valle, dove probabilmente seguì il Domenichino, occupato alle decorazioni del coro e crociera della chiesa.

La competenza dello Zaccolini nelle rappresentazioni prospettiche divenne presto riconosciuta ed apprezzata da molti scrittori d’arte e artisti già affermati, che seguivano le sue lezioni e i suoi utili consigli in materia di ottica e teoria delle ombre: fu consulente di Pomarancio (Cristoforo Roncalli, 1552 – 1626) e del Cavalier d’Arpino (Giuseppe Cesari, 1568 – 1640), nonché maestro di Domenichino (Domenico Zampieri, 1581 – 1641), Nicolas Poussin (1594 – 1665) e Filippo Gagliardi (1608 – 59), detto anche “Filippo delle Prospettive”, principe dell’Accademia di S. Luca ed insegnante di quadratura, che lo descrisse come uomo di rare qualità e dottissimo in questa professione. Le sue rappresentazioni di figure che proiettano ombre su finte strutture architettoniche ispirarono le costruzioni illusionistiche di Domenichino e vennero utilizzate da molti artisti successivi, raggiungendo gli esiti migliori attraverso le opere di Bernini e Gaulli.

Nel periodo 1610 – 18 riportò le proprie conoscenze in un trattato di quattro volumi sulla prospettiva, su colore e ottica, luci ed ombre, principi della visione. Dopo la sua morte (1630) questa opera venne fatta trascrivere e divulgata da Cassiano dal Pozzo (1588 – 1657), che lo considerava uno dei più autorevoli studiosi di ottica e di prospettiva del suo secolo. Oltre a costituire una solida base teorica per i pittori di prospettiva illusionistica del periodo barocco, questa opera aveva la particolarità di essere in parte scritta da destra verso sinistra, a totale imitazione della scrittura leonardesca e comprendeva la precisa descrizione della prospettiva aerea. Gli scritti di Leonardo non erano presenti a Roma prima dell’arrivo di Zaccolini (1600 circa) e successivamente vennero riprodotti in diverse copie, sempre per interessamento e commissione dell’erudito e mecenate Cassiano dal Pozzo.

Matteo Zaccolini era quindi un personaggio molto noto nella Roma del Seicento, poiché aveva già scritto di lui il medico senese Giulio Mancini all’interno di un suo manoscritto sui teatri, Considerazione sulla pittura (1614 – 21). L’importanza del pittore cesenate è testimoniata dalle sue numerose biografie scritte da Cassiano Dal Pozzo (1630 – 40), da Giovanni Baglione nelle Vite (1642), dal teatino Giuseppe Silos (1666), poi da Félibien (1666 – 88) e nelle Vite di Bellori (1672) e Passeri (1772).

Il suo nome è tornato ad interessare gli storici dell’arte poiché ritrovato nel contesto degli studi internazionali su Leonardo da Vinci. Fu soprattutto lo storico Carlo Pedretti ad interessarsi della sua opera (1957) e a ritrovare, alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, una copia del trattato sulla prospettiva dello Zaccolini (1973). Gli studi sull’artista proseguirono ancora negli USA attraverso le numerose ricerche di Janis Bell (1983), autrice del primo studio completo sulla sua opera (1985). Attualmente, studi ancora più approfonditi sono stati trattati da Francesca Guidolin (2015), che ci offre un’immagine chiara e precisa di questo artista del primo periodo barocco.

La città natale di Matteo Zaccolini ha dedicato una lodevole iniziativa a questo importante personaggio, organizzando un convegno di studi nel contesto delle celebrazioni per il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci. Nonostante la presenza dei più autorevoli ricercatori sulla sua opera, Janis Bell della Brown University degli USA e Francesca Guidolin dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, oltre a Domenico Laurenza dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, questo artista cesenate è rimasto, per la cittadinanza, nell’oblio dei tempi passati.

Il trattato sulla prospettiva di Matteo Zaccolini risale al periodo 1610 – 18 ed è formato da quattro codici manoscritti dal titolo: De Colori, Prospettiva del Colore, Prospettiva Lineale, Della Descrittione dell’Ombre prodotte da Corpi opachi rettilinei.

Riferimenti:

  • Carlo Pedretti, The Zaccolini Manuscripts, in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance», XXXV – 1973
  • Janis C. Bell, The life and works of Matteo Zaccolini. 1574 – 1630, in «Regnum Dei», XLI – 1985
  • Francesca Guidolin, Il colore della lontananza: Matteo Zaccolini, pittore e teorico di prospettiva, Venezia 2015

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