Pubblichiamo questo articolo come presentazione introduttiva all’evento che comincia oggi a Forlì, presso i Musei San Domenico.
Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini
Forlì, Musei San Domenico
09 febbraio – 16 giugno 2019
La mostra presenta l’arte italiana dell’Ottocento in un quadro generale, che comprende le opere di molteplici autori: una vera lezione di storia dell’arte dal vivo su un periodo di tempo compreso tra l’Unità d’Italia e lo scoppio della Grande Guerra. Non solo singoli autori e argomenti, ma un’esposizione di 94 artisti per un totale di 150 opere, disposte in una unica struttura che permette di confrontare fra loro esecutori, periodi e stili diversi, evidenziandone i cambiamenti e l’evoluzione di tecniche esecutive e soggetti rappresentati. Sicuramente l’evento culturale dell’anno in Romagna.

L’Ottocento italiano non è un secolo caratterizzato da un proprio stile artistico, bensì da un insieme di correnti molto diverse l’una dall’altra, ognuna delle quali contribuisce a delineare uno degli aspetti che distingueranno il movimento moderno nel secolo successivo, nel nostro paese riconosciuto nell’avanguardia futurista. L’inizio del secolo è rappresentato dal consolidarsi del neoclassicismo e della tradizione accademica: Francesco Hayez (1791 – 1882) è il rappresentante ideale di questo periodo, il capo riconosciuto di una scuola romantica che trasportava in pittura il romanzo storico italiano. Situazioni diverse da regione a regione, favorivano la creazione di scuole locali, ciascuna delle quali tendeva a porsi come espressione generale dell’arte italiana: i vedutisti napoletani e la Scuola di Posillipo, attraverso le opere di Giacinto Gigante (1806 – 76) e dei paesaggisti Giuseppe (1812 – 88) e Filippo Palizzi (1818 – 99), l’esperienza dei Macchiaioli in Toscana, poi la Scuola della Resina (1865 – 67) di Adriano Cecioni. Queste tendenze avevano in comune un certo realismo e la pittura dal vero ed avevano, quale punto di riferimento, la pittura del francese Camille Corot (1796 – 1875) e della Scuola di Barbizon (1830). Poco oltre la metà del secolo, alla diffusione del realismo e del verismo in pittura, si associavano le opere dei Macchiaioli (1850 – 60), così definiti poiché sostenevano che il soggetto ritratto dal vero si percepisce come un contesto di “macchie di colore e chiaroscuro”. Fra questi artisti vi erano Giovanni Fattori (1825 – 1908), Telemaco Signorini (1835 – 1901), pittore dei soggetti dal tema sociale e quotidiano, lo scultore Adriano Cecioni (1836 – 86), Nino Costa (1826 – 1903), Giuseppe De Nittis (1846 – 84), paesaggista che espose alla prima mostra degli impressionisti francesi nello studio di Nadar (1874). Nell’ambito del realismo è molto singolare anche l’esperienza compiuta dal pittore Domenico Morelli (1826 – 1901), da Antonio Fontanesi (1818 – 82), il maggior paesaggista italiano del secolo tra realismo e romanticismo, e dallo scultore Vincenzo Gemito (1852 – 1929). Nell’Italia settentrionale particolari furono le esperienze pittoriche di Giacomo Favretto (1849 – 87) e della “scapigliatura” lombarda di Tranquillo Cremona (1837 – 78), con la sua pittura “immateriale”. Sul finire del secolo, attraverso il critico Victor Grubicy, le nuove teorie sulla percezione ottica del colore favorirono la diffusione del divisionismo, che produsse grandi artisti quali Giovanni Segantini (1858 – 99), pittore di carattere naturalistico e di paesaggio che rappresenta anche una certa spiritualizzazione della realtà, Pelizza da Volpedo (1868 – 1907), verista e puntinista che affronta decisamente le tematiche sociali, quindi Angelo Morbelli (1854 – 1919) e Plinio Nomellini (1866 – 1943). Maggiori contenuti mistico – simbolisti erano presenti nelle opere di Gaetano Previati (1852 – 1920), divisionista che prediligeva una stesura filamentosa e linee fluenti e flessuose della pennellata che preludono alla produzione liberty. Gli artisti di questo periodo, erano tutti suggestionati da un certo simbolismo di fine secolo: due espressioni interessanti di questo fenomeno sono rappresentate dal decadentismo simbolista di Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932) e dal simbolismo liberty di Leonardo Bistolfi (1859 – 1933). Attraverso queste esperienze si sviluppano anche le attività di Giacomo Balla (1871 – 1958) e Umberto Boccioni (1882 – 1916), alcuni degli artisti che nel nuovo secolo porteranno alla nascita del Futurismo.
I Musei San Domenico ci presentano tutte queste correnti e movimenti artistici in un unico, grande evento che non si limita alla presentazione delle opere di pittura ma ci offre una occasione straordinaria di confronto tra architettura, pittura, scultura, illustrazione e arti decorative. Si ripercorrono, in tal modo, le vicende di mezzo secolo di arte italiana, quello che ha preceduto la rivoluzione del Futurismo.
Saremo presenti alla mostra e presenteremo, in seguito, la nostra recensione sull’evento.
link utili: mostraottocento