Controstoria e Invarianti sono termini che derivano dagli scritti di Bruno Zevi, tuttavia sono interpretati in maniera diversa e presi a prestito per descrivere caratteri e contesti architettonici anche molto diversi fra loro e che si discostano dal significato originale dei due enunciati.
La controstoria è interpretazione di fatti, opere o personaggi storici presentati in modo diverso rispetto alla tradizione di studi generalmente riconosciuta. Tuttavia non è anti-storia, perché da valore alla storia, recuperandone gli aspetti che sono validi in ogni epoca, compresa quella attuale e riconoscendo quali possono essere i giusti principi da adottare per un futuro sviluppo delle tematiche da affrontare
Lo storico descrive gli avvenimenti di un determinato periodo considerandoli come aspetti evolutivi rispetto al periodo precedente e come preparativi al periodo successivo. Il contro-storico riesce a confrontare gli avvenimenti rispetto a periodi anche molto lontani nel tempo, cercando di rispondere anche a domande o critiche molto ardite:
“Un automobile da corsa [….] è più bello della Vittoria di Samotracia”
[F. T. Marinetti, Le Futurisme, su “Le Figaro” – 20 febbraio 1909]
Per troppo tempo si sono utilizzate e valorizzate le tecniche nuove a scapito di quelle tradizionali e consolidate nel tempo. Oggi scopriamo che le nuove tecnologie sono inaffidabili, se messe alla prova del tempo. La cupola di S. Maria del Fiore a Firenze, la più grande dell’antichità, è ancora magnifica e domina ogni veduta del paesaggio circostante, mentre Genova è ora priva di una delle opere simbolo dell’ingegneria moderna, il “ponte Morandi”, sul Polcevera.
Allora diviene necessario capire quali sono le caratteristiche invarianti dell’architettura (nuove e antiche): leggi che non cambiano con il passare del tempo o per effetto di una determinata trasformazione delle loro variabili, rimanendo valide oggi come ieri e utili per il domani.
Le invarianti di Zevi erano sette: secondo noi possono essere di più e se ne possono aggiungere di nuove. La ideazione di nuove invarianti coinciderà con un diverso significato di modernità.
Riferimenti:
- B. Zevi, Il linguaggio moderno dell’architettura, Torino 1973
- B. Zevi, Controstoria dell’architettura in Italia, Roma 1995